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La convinzione e la forza delle idee per il futuro della professione medica: e se stavolta provassimo davvero a cambiare?

 

Le elezioni per il rinnovo del Consiglio, che si terranno il 19, 20 e 21 novembre, rappresentano un momento particolarmente importante per il nostro Ordine perché daranno ai Medici iscritti la possibilità di cambiare, dopo ben trent’anni, una linea di condotta che nel tempo ha assunto un eccessivo carattere monocratico ed è stata venata da personalismi forse fin troppo evidenti e anche da eccessivi “accostamenti” di natura politica. Tutti elementi che hanno determinato un progressivo ed inesorabile allontanamento dei medici dalla loro “casa comune”.

L’Ordine dei Medici oggi appare pertanto un’istituzione poco “vissuta” e poco amata soprattutto dai Medici delle Aziende USL e Ospedaliero – Universitarie che, giudicandolo un organismo antiquato, forse inutile e per giunta refrattario alle istanze di cambiamento che pure attraversano il corpo professionale, tradizionalmente partecipano in scarsa misura agli appuntamenti elettorali.
Eppure l’Ordine è una istituzione autorevole, riconosciuta come ente sussidiario dello Stato, che potrebbe e dovrebbe svolgere una funzione importante per traghettare la categoria fuori della crisi più lunga e profonda della propria storia.
Perché questo si realizzi è però necessario che tutti i Colleghi partecipino con un gesto di rinnovato interesse verso la professione e di fiducia nel cambiamento, possibile solo all’interno di un progetto comune largamente condiviso.

Stavolta, anche noi vogliamo appellarci a quest’antico adagio della “casa comune”, associato però all’impegno concreto per una gestione davvero collegiale del Consiglio, in grado di rappresentare realmente le istanze di tutti gli iscritti. Non vogliamo chiuderci in un corporativismo fine a se stesso ma offrire alla società civile, alla politica ed alle altre professioni la massima collaborazione per il migliore sviluppo del sistema sanitario, senza però che questo ci veda elemento in subordine o disponibili a compromessi lesivi della nostra dignità professione.

Le riflessioni che ci hanno condotto a costituire la lista “ETICAMENTE MEDICI” partono dalla necessità che la professione veda oggi affermati e difesi con forza non solo i doveri del medico, che nel codice deontologico trovano la loro massima rappresentazione, ma anche i legittimi diritti che a tutti i medici devono essere sempre e con forza garantiti a tutela dello svolgimento corretto e sereno di una professione certamente complessa.
Se eletti nel nuovo Consiglio, non vogliamo e non possiamo essere lasciati soli nel perseguimento dei nostri obiettivi ma ci impegniamo fin da ora ad “aprire” l’Ordine al contributo di numerose Commissioni e Gruppi di Lavoro orientati ad affrontare, studiare, discutere e possibilmente cercare di risolvere le molteplici tematiche professionali.

Il nostro intento principale è, pertanto, quello di aprire l’Ordine alle rappresentanze di tutti i Medici consci che, seppure nell’unitarietà imprescindibile dei valori fondanti della professione, non tutti i Colleghi hanno le stesse necessità e le medesime richieste. Sappiamo infatti molto bene che differenze in termini di età anagrafica, genere, esperienze lavorative, vicende di vita professionale, percorsi di studio e formazione richiedono risposte diverse da parte dell’organismo deputato alla tutela della professione di tutti.
Qualsiasi risposta che saremo in grado di fornire non potrà comunque che trovare nel Codice deontologico la propria radice e la propria motivazione.

In una società complessa come quella attuale e di fronte al travolgente sviluppo di Scienza e Tecnologia, con tutte le inevitabili implicazioni di carattere etico e deontologico, l’Ordine dovrà adoperarsi perché ogni medico sia formato con metodologie innovative, nell’ambito di una didattica rigorosa, vivace ed attuale, gestite da un’Accademia che auspichiamo sempre più aperta a sinergie collaborative con i colleghi ospedalieri e del territorio per meglio rispondere alle esigenze della società. A questo scopo un tavolo permanente tra Ordine, Università e Sistema Sanitario Regionale dovrà rappresentare la metodologia di lavoro volta a perseguire, nel rispetto delle rispettive funzioni e prerogative, obiettivi formativi adeguati ai tempi e di primario interesse comune.

Solo così la figura del medico riacquisirà la funzione sociale che gli compete, riallacciando un dialogo alla pari con i rappresentanti dell’informazione, della politica, della magistratura e delle altre professioni sanitarie, interrompendo la pessima abitudine che ci indica come facile ed unico capro espiatorio per tutte le inefficienze organizzative e strutturali talvolta sottese agli eventi di “malasanità”. A questo proposito forte dovrà essere l’attenzione dell’Ordine agli aspetti medico – legali e del contenzioso affinché massime siano le garanzie di formazione e tutela per tutti gli iscritti.
Un altro aspetto oggi molto importante dal punto di vista del cambiamento, sia sociologico che demografico, è rappresentato dal sempre crescente numero di donne presenti all’interno della nostra professione. Le Colleghe a nostro parere non dovrebbero essere viste soltanto in funzione delle maggiori tutele eventualmente richieste (gravidanze, orari part-time, asili nido ecc.), ma anche e soprattutto come un’importante risorsa in termini di idee preziose per lo svolgimento di una professione che le vede attente sia a privilegiare un rapporto più empatico con il paziente che a creare un clima di lavoro quanto più sostenibile e sereno possibile

L’Ordine, a nostro parere, deve diventare anche e soprattutto la “voce” dei giovani medici che, alla ricerca di uno sbocco professionale dopo la laurea, dovrebbero potere accedere ai percorsi formativi della medicina generale o delle specializzazioni post-laurea senza essere costretti a lottare con un sistema formativo spesso almeno parzialmente disconnesso per struttura ed organizzazione dalle reali
esigenze del nostro sistema sanitario.
L’Ordine deve in questo senso esigere dalle Istituzioni tempistiche certe dei bandi concorsuali e numeri di borse e contratti corrispondenti alle necessità di salute dei cittadini ed alla programmazione regionale del personale medico.
In quanto organismo preposto al controllo della deontologia professionale, deve inoltre contribuire al rispetto degli obblighi formativi, vigilando sulla correttezza deontologica sia dei compiti tutoriali che dei diritti-doveri dei discenti in un continuo dialogo con Sistema Sanitario Regionale ed Università.

L’Ordine, in buona sostanza, deve essere appunto la “casa” di tutti i medici, dove trovano risposte concrete sia il giovane medico che raccoglie i documenti per entrare nelle graduatorie della Continuità Assistenziale, sia quello che ricerca informazioni sul proprio futuro pensionistico, oppure quello che malauguratamente si è trovato protagonista sulla ribalta dei media o nelle aule di qualche tribunale. In altre parole, l’Ordine dovrà acquisire la capacità di prestare pari attenzione sia alle categorie professionali più realizzate e gratificate che a quelle in maggiore sofferenza.

Altro compito ordinistico fondamentale è quello di vigilare attivamente affinché ad ogni livello del vivere civile non venga mai leso il diritto al libero esercizio della professione e perché i Medici abbiano voce autorevole ed indipendente nella programmazione sanitaria regionale.
E’ necessario riequilibrare il valore della responsabilità medica in ambito giudiziario e assicurativo, non tanto nelle valutazioni meramente economiche quanto nel rispetto delle specifiche, reali responsabilità professionali, spesso troppo sopravvalutate in questo tipo di processi rispetto, per esempio, a quelle organizzative della struttura in cui si opera.

Infine con la legittima volontà di riappropriarsi, rivalutandola, della funzione sociale della figura del medico, l’Ordine dovrà continuare a valorizzare l’enorme importanza della relazione con i pazienti, vero patrimonio di cura che ancora oggi sostanzia l’attualità del giuramento ippocratico, costituendo fondamento imprescindibile del nostro Codice di Deontologia.

 

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